Ente di riferimento

Cooperativa sociale Agropoli onlus

Tipologia

Buone pratiche di riuso sociale

Localizzazione del bene

Via Giacosa 25 – Casal di Principe (CE)

Proprietario del bene

Comune di Casal di Principe

Il percorso di riuso sociale:

La villa è stata utilizzata per la prima volta nel 2008, nell’ambito del Festival dell’impegno civile “Le Terre di don Peppe Diana”. Successivamente Agrorinasce ha avviato un progetto per la realizzazione di un Centro di avviamento al lavoro per persone svantaggiate, finanziato dal Ministero dell’Interno, nell’ambito del PON Sicurezza.
Nel 2013 il bene confiscato è stato affidato, dopo una procedura di evidenza pubblica, in comodato d’uso gratuito a un raggruppamento di cooperative sociali con capofila la cooperativa Agropoli e componenti le cooperative Osiride, Eureka, Un fiore per la vita. L’attività scelta per l’avviamento al lavoro è stata l’attività di ristorante-pizzeria sociale NCO Nuova Cucina Organizzata, che è stata trasferita al Centro don Milani. La NCO è attiva al piano sopraelevato, il cantinato è usato come deposito di attrezzature e magazzino per il supporto alle attività, mentre al piano superiore sono presenti gli uffici della cooperativa e un open space per le attività formative e di animazione territoriale. Le attività sono state avviate a Luglio 2015.

Il soggetto gestore:

La cooperativa sociale Agropoli, evoluzione di una storica esperienza di volontariato, nasce nel 2000 per promuovere percorsi di inclusione sociale per Persone in difficoltà, e lo fa, dal 2002, attraverso la metodologia socio-sanitaria dei P.T.R.I. (Progetti Terapeutici e Riabilitativi Individualizzati) sostenuta da Budget di Salute : un dispositivo di integrazione socio-sanitaria che nasce da una sperimentazione dell’ex ASL Ce2 e ha portato la cooperativa ad occuparsi di persone lavorando sui tre assi fondamentali della casa, delle relazioni e dell’inserimento lavorativo.
Superate alcune difficoltà iniziali, soprattutto con il “vicinato” , ridare una casa e lavorare sugli aspetti relazionali per ridare dignità alle persone si è mostrata una sfida alla portata della cooperativa: dal 2002 al 2007 sono stati creati dei percorsi virtuosi riconosciuti anche a livello nazionale e internazionale.
Le problematiche sono subentrate rispetto all’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, d’altronde la cooperativa si colloca in un contesto sociale caratterizzato da un alto tasso di disoccupazione. Queste difficoltà hanno fatto maturare alla cooperativa la consapevolezza che non era possibile occuparsi delle persone senza occuparsi, nel frattempo, anche del territorio in cui esse abitano. Diventava sempre più sentita la necessità di occuparsi del territorio e di costruire forme di economia alternative.
Così nel 2007 la cooperativa promuove la nascita del ristorante-pizzeria sociale N.C.O. Nuova Cucina Organizzata. I soci della cooperativa, capovolgendo ironicamente il significato delle parole dell'acronimo NCO della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo, decisero di organizzarsi e promuovere un’attività di ristorante-pizzeria sociale che potesse restituire dignità, lavoro e diritti a persone svantaggiate.
Ad ospitare l’attività fu inizialmente un immobile nelle disponibilità della cooperativa in via Po a San Cipriano d’Aversa. Essendo un’attività di economia sociale che mira a generare utili per reinvestirli in attività sociale, nel 2009 i soci della cooperativa decisero di investire i primi utili generati dal ristorante-pizzeria sociale per ristrutturare un bene confiscato localizzato in via Ruffini 15 a San Cipriano d’Aversa. All’interno dell’immobile, una villa con un ampio giardino, si decise quindi di realizzare un “Gruppo di convivenza per persone con disagio psichico” e il “Centro di aggregazione giovanile La Fabbrica delle idee”.
Consapevole che solo facendo rete era possibile vincere la sfida del riuso sociale dei beni confiscati e dell’inclusione sociale attraverso il Budget di Salute, la cooperativa ha attivato sin da subito vari scambi e percorsi di collaborazione con realtà locali e nazionali, e nel 2012 ha deciso di fondare insieme ad altre cooperative sociali del territorio il Consorzio NCO Nuova Cooperazione Organizzata, con cui ne condivide la mission e la vision.

Descrizione del bene:

Il Centro don Milani è un centro di avviamento al lavoro artigianale per persone svantaggiate e in particolare persone con disabilità affette da disagio psichico, ex tossicodipendenti, ex detenuti.
Le attività di avviamento al lavoro, si concretizzano in percorsi laboratoriali, borse formazione-lavoro, tirocini formativi e veri e propri inserimenti lavorativi. Queste si ispirano alla dinamica dell’apprendere facendo: non si trasferiscono titoli ma competenze.
L’attività scelta per l’avviamento al lavoro è stata quella di ristorante-pizzeria sociale. All’interno dell’immobile è stata quindi trasferita la NCO Nuova Cucina Organizzata, il progetto sociale avviato alcuni anni prima a San Cipriano d’Aversa, con la finalità dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Attività che dà la possibilità di inserire varie figure professionali con caratteristiche e mansioni diverse: cuoco, aiuto cuoco, lavapiatti, pizzaiolo, responsabile di sala, camerieri, responsabile dell’attività e altre figure di supporto. La ristorazione, con le varie mansioni che comporta, si è mostrata un’attività particolarmente indicata per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, perché permette di valorizzare le abilità delle varie tipologie di utenti: dalle abilità manuali alle abilità relazionali. Questo comporta numerosi benefici per i percorsi terapeutici e riabilitativi in cui sono coinvolte le persone seguite dalla cooperativa, ad esempio in termini di riduzione di terapie farmacologiche, in termini di acquisizione della capacità di autodeterminarsi e di ritornare ad essere protagonisti della propria vita, in termini di miglioramento del benessere non solo della persona ma anche del nucleo familiare di cui fa parte.
Da quando è attivo il Centro don Milani, la Nuova Cucina Organizzata ha avviato numerosi percorsi di inserimento lavorativo per persone svantaggiate: 6 ospiti dei gruppi di convivenza gestiti dalla cooperativa, 6 persone svantaggiate con problematiche quali disturbi autistici e disagio psichico, provenienti da percorsi esterni, 5 giovani NEET che attraverso tirocini formativi hanno potuto imparare il mestiere del pizzaiolo o di cuoco, acquisendo competenze che poi sono riusciti a spendere nel mercato del lavoro. Grazie al ristorante-pizzeria sociale si è data una nuova possibilità inoltre a disoccupati, soprattutto donne, e alcuni giovani studenti universitari o di istituti alberghieri del territorio che hanno svolto la mansione di cameriere o di aiuto cuoco. In media l’attività riesce ad impegnare direttamente circa 8 persone, tra soci della cooperativa, personale esperto e persone svantaggiate da avviare al lavoro, più lavoratori stagionali e camerieri a chiamata.
La Nuova Cucina Organizzata oltre a costruire opportunità per persone fragili, è anche un’occasione di promozione del territorio e delle sue tradizioni culinarie: il ristorante-pizzeria sociale, infatti, ha basato la sua offerta enogastronomica sulla valorizzazione dei prodotti locali, oltre che dei prodotti provenienti da altri beni confiscati. Questo significa che i fornitori dell’attività ristorativa sono contestuali al territorio o altre realtà operanti sui beni confiscati, pertanto re-immette un valore non solo sociale ma anche economico all’interno del territorio.
All’interno della struttura vengono accolti e coinvolti in attività laboratoriali istituti scolastici e gruppi di turismo responsabile in visita alle “Terre di don Peppe Diana”. In particolare, con gli istituti scolastici del territorio, dall’attivazione del bene confiscato, sono stati realizzati numerosi progetti finalizzati al recupero delle tradizioni agroalimentari e alla promozione di uno sviluppo sostenibile del territorio, nonché alla promozione della cultura della legalità.
Altra dimensione importante assunta dal bene confiscato è l’essere un centro di aggregazione: davanti a una pizza o un piatto di pasta, tante realtà si sono riconosciute come parte di un percorso comune e hanno avuto la possibilità di confrontarsi, realizzare iniziative congiunte e alimentare un capitale sociale nella legalità. Un capitale che si pone come antidoto rispetto al capitale sociale mafioso che per tanti anni è stato un elemento regolatore della vita sociale, politica ed economica del territorio.

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