Ente di riferimento

Cooperativa sociale Eureka

Tipologia

Buone pratiche di riuso sociale

Localizzazione del bene

Località Cesa Vope e Difesa Casale – Casal di Principe

Proprietario del bene

Comune di Casal di Principe

Il percorso di riuso sociale:

Due terreni agricoli, localizzati in località Cesa Volpe (circa 50 are) e in località Difesa Casale (circa 70 are) che nel 2009 sono stati affidati alla Cooperativa sociale Eureka a seguito di una procedura di evidenza pubblica.
L’affido è avvenuto con la destinazione di “Centro di agricoltura sociale”.

Il soggetto gestore:

La cooperativa Sociale Eureka avvia le sue attività nel giugno 2005 e sin da subito partecipa alla cogestione dei P.T.R.I. attivati dall’ASL di Caserta. La mission della cooperativa è quella di contribuire all’emancipazione sociale e lavorativa di persone svantaggiate con disagio psichico o problematiche di dipendenze, ed ex detenuti.
La cooperativa Eureka ha poi maturato l’idea che attraverso l’agricoltura sociale si potesse dare risposte concrete ai bisogni del territorio, rendendo produttivi i beni confiscati e offrendo opportunità di inclusione socio-lavorativa a persone svantaggiate.
I soci della cooperativa si sono resi conto che il coinvolgimento delle persone prese in carico nella coltivazione di un piccolo orto, comportava numerosi benefici in termini di salute psichica e una riduzione della terapia farmacologica (concordata con l’ASL).
Incoraggiata da questo primo risultato e desiderosa di occuparsi anche delle problematiche del contesto territoriale in cui era inserita, la cooperativa decise di chiedere e ottenne l’affidamento di terreni confiscati per ampliare e immettersi nel mercato, valorizzando così le attività di tipo B.

Descrizione del bene:

Il Centro di agricoltura sociale “Antonio Di Bona”, intitolato ad un agricoltore vittima innocente della camorra, impiega e avvia al lavoro persone con disagio psichico e dipendenze.
La cooperativa ha preso subito possesso del bene confiscato e già nell’estate del 2009, da un frutteto preesistente, ha realizzato il primo raccolto. Grazie anche al contributo dei volontari di E!State Liberi - i campi estivi promossi da Libera Associazioni Nomi e numeri contro le mafie - furono raccolte le pesche ed è stata realizzata una confettura a marchio “Terra nostra”.
Nei primi anni di attività, non sono mancati gli atti intimidatori. Più volte è stato tagliato l’impianto di irrigazione, ma la cooperativa ha saputo costruire intorno al bene confiscato una comunità che gli ha dato la forza di andare avanti e non lasciarsi intimorire. Nel 2010 la cooperativa decide, anzi, di potenziare il percorso intrapreso chiedendo e ottenendo l’assegnazione di altri 10 ettari di terreni agricoli confiscati alla camorra nel Comune di Santa Maria la Fossa, anch’essi destinati a Centro di agricoltura sociale.
Valorizzando i terreni confiscati e attraverso l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, la cooperativa ha avviato la produzione di una vasta gamma di frutta, tra cui albicocche, pesche, mela annurca, prugne, uva da vino, venduta a km zero secondo il principio della filiera corta. Una parte della produzione viene poi trasformata presso un impianto di trasformazione sito su un bene confiscato a Sessa Aurunca e gestito dalla cooperativa sociale “Al di là dei sogni”. I prodotti vengono così commercializzati dal consorzio di cooperative sociali “N.C.O. Nuova Cooperazione Organizzata”, di cui la cooperativa Eureka è socio-fondatore, attraverso l’iniziativa natalizia “Facciamo un pacco alla camorra”.
Negli ultimi anni la cooperativa ha gradualmente espiantato alcuni dei frutteti preesistenti, ormai esausti, per fare spazio all’impianto di vigneti. Sui terreni di Casal di Principe, in particolare, è stata avviata la coltivazione di vigneti di Asprinio di Aversa, con l’intento di recuperare e dare il giusto valore a un prodotto altamente caratteristico del territorio.
I prodotti vinicoli vengono commercializzati con il marchio “Cantine Vitematta”. La cooperativa, infatti, per valorizzare al meglio il lavoro realizzato sui beni confiscati, ha deciso di potenziare questo percorso realizzando una cantina che non sorge su un bene confiscato, bensì in un immobile privato che ha la particolarità di ospitare anche il gruppo di convivenza in cui abitano persone seguite attraverso il sistema dei Budget di salute.
La cantina si estende su circa 1.400 mq di un antico cortile situato nel cuore della città di Casal di Principe e dotata delle più moderne attrezzature per la vinificazione dell’uva e l’imbottigliamento del vino. Qui, oltre che presso i terreni confiscati, la cooperativa accoglie ogni anno centinaia di studenti e di “turisti responsabili” che vogliono conoscere il progetto di riuso del bene confiscato, avvicinarsi alla cultura del vino, riscoprire il territorio attraverso la valorizzazione delle alberate aversane e dell’asprinio di Aversa.

Lavorare la terra si è mostrato effettivamente terapeutico per le persone svantaggiate seguite dalla cooperativa: riescono a distrarsi grazie al contatto con la natura, hanno impegni da portare a termine e vedono il proprio lavoro valorizzato sia attraverso una retribuzione economica e sia attraverso la possibilità di toccare con mano prodotti che essi stessi hanno contribuito a realizzare.
Le persone prese in carico, a seconda delle rispettive capacità, vengono coinvolti in attività come potatura e lagatura dei tralci, e nella raccolta. Le attività di inserimento lavorativo continuano anche in cantina, dove partecipano a varie fasi di lavorazione del vino, dalla pigiatura delle uve all’imbottigliamento, dall’etichettatura alla preparazione degli imballaggi.
Il progetto di riuso avviato sui terreni confiscati dà la possibilità ad almeno tre utenti di lavorare in agricoltura (potatura delle viti, raccolta dell’uva e della frutta), mentre altri tre utenti vengono impiegati in attività della cantina (ad esempio l’etichettatura, l’imbottigliamento, l’imballaggio) funzionali alla valorizzazione della produzione agricola.
Attraverso l’inserimento lavorativo si riesce a superare la fase dell’assistenzialismo e gli ospiti dei gruppi di convivenza diventano una risorsa per il territorio, in quanto danno il loro contributo al rendere produttivi i beni confiscati alla camorra e allo stesso tempo guadagnano attraverso il proprio lavoro, immettendo così nel contesto territoriale proprie risorse economiche.
L’inclusione dei “ragazzi” non è solo lavorativa ma soprattutto sociale: possono raccontare e mostrare il loro lavoro a scolaresche o acquirenti, incontrati presso i terreni o presso la cantina dove avviene la trasformazione del vino. Vengono quindi inseriti in un tessuto relazionale che a partire dai terreni confiscati si espande verso il territorio.

Di pari passo con la valorizzazione delle persone poste ai margini e dei beni confiscati alla criminalità, la cooperativa valorizza il territorio attraverso il recupero di una tradizione agricola, quella della produzione di vino asprinio e delle alberate aversane, che fino a pochi anni fa rischiava di scomparire. Le intuizioni dei soci della cooperativa hanno in qualche modo anticipato le previsioni della Legge regionale 9 maggio 2016, n. 11. “Conservazione e valorizzazione delle Alberate aversane e delle viti maritate a pioppo. Istituzione vincolo ambientale” che ha riconosciuto alla coltura un valore paesaggistico e culturale, auspicando l’istituzione di un vincolo ambientale e avviando iniziative per la valorizzazione dei relativi prodotti della vinificazione (tra cui il Vino Asprinio DOC).
Insieme alle tradizioni agricole la cooperativa mira con il suo lavoro a valorizzare il territorio nel suo complesso le etichette di alcuni prodotti vinicoli prodotti presso “Cantine Vitematta” raffigurano le alberate aversane, ma anche alcuni monumenti poco valorizzati della Campania come l’anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere e il Parco Archeologico di Liternum di Giugliano. Il nome del prodotto di punta della Cantina è “Il Principe”, uno spumante di asprinio che subito vuole mettere in evidenza il legame con il territorio di Casal di Principe, da dove derivano le preziose uva. Allo stesso modo, il vino rosso Aglianico prodotto sui terreni confiscati a Santa Maria la fossa è denominato “Fossa Greca”, dall’antico nome del comune da cui provengono le uve.

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